Tumore al colon: sintomi, prevenzione e screening
Il tumore del colon-retto è una delle neoplasie più frequenti in Italia: circa 48.700 nuove diagnosi ogni anno secondo il rapporto “I numeri del cancro in Italia” di AIOM e AIRTUM.
Si sviluppa quando le cellule della mucosa che riveste l’interno del colon o del retto iniziano a crescere in modo incontrollato, quasi sempre a partire da polipi benigni che impiegano anni a trasformarsi.
Proprio questa lentezza è il punto debole della malattia: intercettata in tempo con lo screening, si può prevenire o curare con ottime probabilità di successo.
Non a caso la mortalità è in calo costante da anni, grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più efficaci.
Quali sono i primi sintomi del tumore al colon?
Nelle fasi iniziali il tumore del colon-retto spesso non dà alcun sintomo. Quando i segnali compaiono, sono in genere aspecifici e facili da confondere con disturbi intestinali comuni:
- alterazioni persistenti dell’alvo: diarrea o stitichezza che non rispondono ai rimedi abituali, o un’alternanza tra le due
- cambiamenti nella forma e nella consistenza delle feci
- sangue nelle feci, non sempre visibile a occhio nudo
- dolore o crampi addominali frequenti e senza una spiegazione
- sensazione di evacuazione incompleta (tenesmo rettale)
- stanchezza e debolezza persistenti, spesso legate a un’anemia da carenza di ferro
- perdita di peso non intenzionale.
Nessuno di questi sintomi indica di per sé un tumore: nella grande maggioranza dei casi la causa è un disturbo benigno. Se però uno o più segnali persistono per più di 3-4 settimane, è il momento di parlarne con il medico e fare gli accertamenti necessari.
Come sono le feci con il tumore al colon?
Le modificazioni delle feci sono uno dei segnali più comuni. I polipi e le lesioni tumorali tendono a sanguinare, e il sangue può presentarsi in forme diverse a seconda del tratto di intestino interessato:
| Tipo di manifestazione | Aspetto delle feci | Sede di origine probabile |
|---|---|---|
| Sangue rosso vivo | Visibile sulla carta igienica o mescolato alle feci | Retto o sigma |
| Feci scure o picee (melena) | Colorazione scura, catramosa | Tratti più alti del colon |
| Tracce ematiche occulte | Non visibili a occhio nudo | Qualsiasi tratto, rilevabili solo con test specifici |
Un chiarimento importante: il sangue nelle feci, da solo, non significa quasi mai tumore.
Emorroidi, ragadi e diverticoli sono cause molto più frequenti.
Resta però un sintomo da non autodiagnosticare: solo una valutazione medica può escludere con certezza una lesione da trattare.
Oltre al sanguinamento, possono cambiare forma e calibro delle feci, che diventano sottili, nastriformi o frammentate quando il tumore restringe il lume intestinale. Anche l’alternanza tra diarrea e stitichezza, con feci di consistenza variabile, merita attenzione.
Come si sviluppa: dai polipi al tumore
La maggior parte dei tumori del colon-retto origina da polipi adenomatosi, piccole escrescenze benigne della mucosa intestinale.
Solo una parte di questi polipi degenera, e il processo richiede in media dai 7 ai 15 anni: una finestra di tempo lunga, che rende lo screening particolarmente efficace.
Rimuovere un polipo prima della trasformazione significa, di fatto, impedire al tumore di nascere.
La forma più comune di tumore del colon-retto è l’adenocarcinoma.
Colon e retto possono sembrare la stessa cosa, ma per i medici sono due entità distinte: cambiano i sintomi prevalenti, gli esami e, come vedremo, anche le terapie.
Chi rischia di più? I fattori di rischio
Il rischio cresce sensibilmente dopo i 50 anni, anche se negli ultimi anni le diagnosi sono in aumento pure tra i più giovani. Oltre all’età, contano:
Familiarità e genetica
Avere un genitore, un fratello o un figlio che ha avuto un tumore del colon-retto aumenta il rischio di 2-3 volte. Alcune sindromi ereditarie, come la poliposi adenomatosa familiare e la sindrome di Lynch, lo aumentano in modo marcato: riguardano circa il 10% dei casi. Chi ha una familiarità di primo grado non dovrebbe aspettare lo screening standard: in genere si consiglia una colonscopia a partire dai 40-45 anni, o 10 anni prima dell’età in cui è stato diagnosticato il tumore al familiare più giovane. È una valutazione da fare con il proprio medico o con il gastroenterologo.
Stile di vita.
Diete ricche di carni rosse e lavorate e povere di fibre, sedentarietà, obesità, fumo e consumo eccessivo di alcol sono fattori modificabili che incidono sul rischio.
Condizioni preesistenti
Le malattie infiammatorie croniche intestinali (morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa), il diabete di tipo 2 e una storia di polipi adenomatosi già rimossi in passato aumentano la probabilità di sviluppare la malattia.
Screening: come funziona e a chi è rivolto
Lo screening si basa su due esami: la ricerca del sangue occulto nelle feci come primo livello e la colonscopia come approfondimento.
Il test del sangue occulto nelle feci
È un test semplice, gratuito e si fa a casa: rileva tracce di sangue invisibili a occhio nudo, che polipi e lesioni iniziali rilasciano anni prima di dare sintomi.
Il programma nazionale lo offre ogni due anni tra i 50 e i 69 anni, ma molte Regioni hanno esteso l’invito fino ai 74: è il caso della Lombardia, dove il kit si ritira in farmacia su invito della propria ATS.
Se il test risulta positivo, si viene richiamati per una colonscopia gratuita di approfondimento.
Un risultato positivo non significa tumore: nella maggior parte dei casi si trovano polipi da rimuovere o cause benigne.
Come si fa la colonscopia?
La colonscopia è l’esame di riferimento per la diagnosi e la prevenzione del tumore del colon-retto: permette di esplorare l’interno del colon con un endoscopio flessibile dotato di telecamera.
La preparazione richiede una pulizia intestinale accurata, con una dieta specifica e soluzioni lassative nei giorni precedenti.
L’esame dura circa 20-30 minuti e viene in genere eseguito in sedazione, per ridurre il fastidio.
L’endoscopio viene introdotto dall’ano e fatto avanzare lungo tutto il colon.
Il suo valore sta nell’essere diagnostica e terapeutica insieme: se durante l’esame si trovano polipi, il medico li rimuove nella stessa seduta (polipectomia), eliminando la lesione prima che possa degenerare.
Sulle lesioni sospette viene invece eseguita una biopsia, cioè il prelievo di un piccolo campione di tessuto da analizzare in laboratorio: è questo esame a confermare o escludere la diagnosi di tumore.
Come si cura il tumore del colon-retto
Per la maggior parte dei pazienti il trattamento principale è la chirurgia: si asporta il tratto di intestino interessato dal tumore insieme ai linfonodi vicini.
Oggi si opera sempre più spesso con tecniche mininvasive, laparoscopiche o robotiche, che riducono i tempi di recupero e le complicanze.
Nei tumori del retto la chirurgia punta, quando possibile, a preservare la funzione sfinterica ed evitare o limitare le stomie permanenti.
Prima di decidere la terapia, il tumore viene stadiato con esami di imaging e analisi molecolari: dallo stadio e dalle caratteristiche biologiche della malattia dipende l’eventuale aggiunta di chemioterapia, radioterapia, farmaci a bersaglio molecolare o immunoterapia.
La scelta viene fatta caso per caso da un team multidisciplinare che riunisce chirurghi, oncologi, radioterapisti e gastroenterologi.
Cosa mangiare (e cosa evitare) per prevenire il tumore al colon
Gli alimenti da limitare sono soprattutto le carni rosse (manzo, maiale, agnello) e ancora di più le carni lavorate (salumi, insaccati, carni affumicate o conservate), il cui consumo eccessivo è associato a un rischio aumentato.
Meglio ridurre anche gli alimenti ultraprocessati ricchi di grassi saturi e zuccheri raffinati, l’alcol e in generale i cibi molto calorici che favoriscono il sovrappeso.
Sul fronte opposto, la dieta mediterranea è un modello protettivo: fibre da cereali integrali, legumi, verdura e frutta, pesce, olio extravergine di oliva e frutta secca. Attività fisica regolare e peso nella norma completano la prevenzione.
Ho questi sintomi: devo preoccuparmi? Quando fare una visita
Una guida pratica per orientarsi, dal caso più urgente a quello di semplice prevenzione.
- Vai in Pronto Soccorso se hai un sanguinamento rettale abbondante, un dolore addominale acuto accompagnato da blocco di feci e gas, o vomito persistente. Sono situazioni rare, ma da valutare subito.
- Prenota una visita in tempi brevi se noti sangue nelle feci anche in piccole tracce, se l’alvo è cambiato da più di 3-4 settimane, se stai perdendo peso senza motivo o se dalle analisi del sangue emerge un’anemia da carenza di ferro. Il primo riferimento può essere il medico di base o direttamente il gastroenterologo. Nella maggior parte dei casi la causa si rivelerà benigna, ma è una verifica che non va rimandata.
- Non hai sintomi e hai più di 50 anni? Aderisci allo screening gratuito quando ricevi l’invito: in Lombardia copre dai 50 ai 74 anni e il test si fa comodamente a casa. È lo strumento che più di ogni altro ha ridotto la mortalità per questo tumore.
- Non hai sintomi ma hai casi in famiglia? Parlane con il medico: potrebbe essere indicata una colonscopia prima dell’età dello screening, soprattutto se il familiare si è ammalato da giovane.
Al Santagostino puoi prenotare una visita gastroenterologica o una colonscopia in tempi rapidi, anche nella sede di Sesto San Giovanni. In caso di riscontri sospetti, il percorso prosegue con specialisti dedicati.