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La vaginosi batterica: sintomi e differenze con la candida

La vaginosi batterica è un’alterazione dell’equilibrio del microbiota vaginale, non un’infezione presa da fuori. È la causa più frequente di perdite anomale nella donna in età fertile e viene scambiata spesso per candida, ma richiede una terapia diversa. Si cura bene, anche se tende a ripresentarsi.

Vaginosi o candida? Come distinguerle

Le due condizioni si confondono facilmente, perché entrambe danno perdite diverse dal solito. Hanno però cause opposte (la candida è un fungo che prolifera, la vaginosi uno squilibrio batterico con riduzione dei lattobacilli) e terapie che non si possono scambiare: antimicotico nel primo caso, antibiotico nel secondo.

I criteri osservabili sono cinque: colore e consistenza delle perdite, odore, che è il segnale più utile, prurito, bruciore e arrossamento e pH vaginale, che si può misurare anche con i test venduti in farmacia per un primo orientamento. La tabella li mette a confronto uno per uno, insieme alla trichomoniasi.

CaratteristicaVaginosi battericaCandidaTrichomoniasi
Aspetto delle perditegrigio-biancastre, fluide, omogeneebianche, dense, grumosegiallo-verdastre, schiumose
Odoresgradevole, di pesce, più forte dopo i rapporti e durante le mestruazioniassentesgradevole
Pruritoassente o lieveintenso, sintomo dominantepossibile
Bruciore e arrossamentoscarsimarcatibruciore presente
pH vaginaleelevatonormaleelevato
Terapiaantibiotico; il partner maschile non si trattaantimicoticoantibiotico; va trattato anche il partner

C’è poi un indizio spesso trascurato. Se un antimicotico da banco non ha funzionato, probabilmente non era candida. Non è un fallimento generico della cura, ma un’informazione diagnostica, e una delle spiegazioni più probabili è proprio la vaginosi. Ripetere lo stesso farmaco non serve: serve una visita.

I criteri orientano, ma non chiudono la questione: la conferma arriva dal tampone vaginale. Le due condizioni, inoltre, possono coesistere.

Che cos’è la vaginosi batterica

In condizioni normali il microbiota vaginale è dominato dai lattobacilli, batteri che mantengono il pH acido.

Nella vaginosi i lattobacilli diminuiscono e il loro posto viene preso da batteri anaerobi, fra cui Gardnerella vaginalis e altre specie. Il pH sale e compaiono le perdite e l’odore caratteristici.

Il punto chiave è che non si tratta di un’infezione contratta da qualcuno, ma di uno squilibrio fra batteri. Capirlo toglie lo stigma che spesso accompagna la diagnosi e spiega perché tende a tornare. Può anche essere del tutto asintomatica.

I sintomi della vaginosi batterica

Le perdite della vaginosi sono omogenee, grigio-biancastre e poco dense, e tendono ad aderire alle pareti vaginali. Il sintomo più caratteristico, e quello che più spesso spinge a prenotare una visita, è l’odore: sgradevole, simile a quello del pesce, più evidente dopo un rapporto o durante le mestruazioni.

A differenza della candida, di solito manca un’infiammazione marcata: prurito, arrossamento e gonfiore sono assenti o lievi. Se compare bruciore quando si urina, conviene considerare anche altre cause.

Un dato spesso ignorato: fino a metà delle donne con vaginosi non ha sintomi evidenti. Per capire quali cambiamenti delle secrezioni sono fisiologici e quali no, è utile la pagina sulle perdite vaginali.

Che cosa la favorisce

La vaginosi nasce da ciò che altera l’equilibrio dei lattobacilli. I fattori più noti sono:

  • le lavande vaginali, un fattore di rischio importante e ancora molto praticato: vanno evitate
  • i detergenti intimi aggressivi
  • nuovi partner sessuali o più partner
  • il fumo
  • il dispositivo intrauterino
  • le terapie antibiotiche
  • le mestruazioni
  • lo sperma, che alcalinizza l’ambiente vaginale

È una malattia sessualmente trasmissibile? La vaginosi batterica non è classificata come infezione sessualmente trasmissibile, ma l’attività sessuale la favorisce perché modifica il microbiota. È un dato biologico, non un giudizio sulla persona o sulla coppia.

Ne discende un’indicazione pratica: il partner maschile non va trattato. Curarlo non riduce le recidive e significa soltanto una terapia inutile.

Come si fa la diagnosi

La diagnosi parte dalla visita ginecologica, durante la quale il medico osserva le perdite e raccoglie la storia dei sintomi. Si completa con il tampone vaginale, un prelievo di secrezioni esaminate al microscopio, e con la misurazione del pH.

Per la conferma si usano i criteri di Amsel, che mettono insieme l’aspetto delle perdite, il pH elevato, la presenza al microscopio delle cosiddette clue cells e il whiff test, cioè la comparsa dell’odore caratteristico dopo l’aggiunta di idrossido di potassio al campione.

Un’indicazione pratica che quasi nessuno dà: nei giorni prima del tampone non vanno usati ovuli, creme vaginali o lavande, perché alterano il campione e possono falsare il risultato.

Come si cura

La vaginosi batterica si cura con gli antibiotici, per bocca oppure per via locale. I principi attivi più usati sono il metronidazolo e la clindamicina; la scelta della formulazione dipende dal quadro clinico e spetta al medico.

L’antimicotico non serve. È il punto pratico più importante: i farmaci per la candida non agiscono sui batteri responsabili della vaginosi, e usarli significa solo rimandare la cura giusta.

I sintomi migliorano prima della guarigione. Completare il ciclo prescritto, anche quando l’odore è già scomparso, riduce il rischio di recidive.

I probiotici vaginali a base di lattobacilli hanno un possibile ruolo nella prevenzione delle recidive, perché aiutano a ricostituire la flora protettiva. Non sostituiscono però l’antibiotico nella cura dell’episodio acuto.

La scelta spetta al medico anche per un altro motivo: vaginosi e candida possono coesistere, e in quel caso ciascuna richiede il proprio farmaco. L’odore, per quanto imbarazzante, non va coperto con lavande o prodotti profumati, che peggiorano lo squilibrio.

In gravidanza la vaginosi va trattata, perché è associata a complicanze. In questo caso la terapia la decide sempre il ginecologo.

Perché torna

La recidiva è frequente nei mesi successivi alla cura. Le ragioni sono due: dopo l’antibiotico il microbiota protettivo impiega tempo a ricostituirsi, e i fattori che hanno favorito il primo episodio spesso restano.

Alcune abitudini aiutano a ridurre il rischio:

  • eliminare del tutto le lavande vaginali
  • lavare solo la parte esterna, con acqua o con un detergente delicato
  • preferire biancheria in cotone
  • intervenire sui fattori modificabili, come il fumo
  • valutare con il ginecologo, nelle forme ricorrenti, un’eventuale terapia di mantenimento

Perché conta trattarla

La vaginosi viene spesso vissuta come un fastidio legato all’odore. Ha però anche implicazioni cliniche, che vanno conosciute senza allarmismi: si tratta di associazioni documentate, non di conseguenze automatiche. In particolare, la vaginosi è associata a:

  • una maggiore suscettibilità alle infezioni sessualmente trasmissibili, compresi il papillomavirus, l’herpes genitale e l’HIV
  • complicanze dopo procedure ginecologiche
  • in gravidanza, il parto pretermine

Per questo non va ignorata, anche quando i sintomi sono lievi.

Quando rivolgersi al ginecologo

Conviene prenotare una visita quando:

  • le perdite hanno un odore sgradevole che non passa
  • i sintomi non migliorano dopo un trattamento da banco, segnale tipico che non si trattava di candida
  • gli episodi si ripetono spesso
  • si è in gravidanza e si notano perdite diverse dal solito
  • le perdite si accompagnano a dolore pelvico o febbre
  • compare un sanguinamento anomalo

L’ambulatorio di ginecologia a Sesto è il riferimento per arrivare alla diagnosi e impostare la terapia adatta. Per un approfondimento istituzionale si può consultare anche il portale ISSalute dell’Istituto Superiore di Sanità.

Domande frequenti sulla vaginosi batterica

Quali sono i sintomi della vaginosi batterica?

Il segno più tipico è un odore sgradevole, simile a quello del pesce, che si accentua dopo i rapporti e durante le mestruazioni. Le perdite sono grigio-biancastre, fluide e omogenee, mentre prurito e bruciore sono in genere assenti o lievi. Fino a metà delle donne con vaginosi, però, non ha sintomi evidenti.

Come si prende la vaginosi batterica?

Non si prende da qualcuno: nasce da uno squilibrio del microbiota vaginale, in cui i lattobacilli protettivi diminuiscono e prevalgono batteri anaerobi. A favorirla sono lavande vaginali, detergenti aggressivi, nuovi o più partner, fumo, dispositivo intrauterino, antibiotici, mestruazioni e sperma, che rende l’ambiente vaginale meno acido.

Come si cura la vaginosi batterica?

Con antibiotici prescritti dal medico, per bocca o per via locale. Gli antimicotici usati per la candida non funzionano. Il ciclo va completato anche se i sintomi migliorano prima, per ridurre le recidive. In gravidanza la vaginosi va trattata e la terapia la sceglie il ginecologo. Il partner maschile non va trattato.

Che differenza c’è tra vaginosi e candida?

La vaginosi è uno squilibrio batterico: perdite grigiastre e fluide, odore di pesce, poco prurito, pH elevato, terapia antibiotica. La candida è un fungo che prolifera: perdite bianche e grumose, nessun odore, prurito intenso, pH normale, terapia antimicotica. I criteri orientano, ma la conferma arriva dal tampone vaginale.

La vaginosi batterica è una malattia sessualmente trasmissibile?

No, non è classificata come infezione sessualmente trasmissibile, anche se l’attività sessuale la favorisce, per esempio con un nuovo partner. Per questo il partner maschile non va trattato: curarlo non riduce le recidive. La vaginosi è però associata a una maggiore suscettibilità ad alcune infezioni sessualmente trasmissibili.

Perché la vaginosi batterica torna sempre?

Perché dopo l’antibiotico i lattobacilli protettivi impiegano tempo a ricostituirsi, e i fattori che hanno causato il primo episodio spesso restano. Aiutano eliminare le lavande, lavare solo la parte esterna con prodotti delicati, usare biancheria di cotone e, nelle forme ricorrenti, valutare con il ginecologo una terapia di mantenimento.

Prenotare una visita ginecologica a Sesto San Giovanni

La sede Santagostino di Sesto San Giovanni è in Via Gorizia 23, con ingresso da via Oslavia (20099 Sesto San Giovanni, MI), servita dalla fermata Sesto Marelli della M1. Apre dal lunedì al venerdì dalle 07:30 alle 20:30 e il sabato dalle 07:30 alle 13:00; la domenica è chiusa. Informazioni e prenotazioni allo 02 89701701.