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Tendiniti: cause, sintomi e come curarle efficacemente

Le tendiniti rappresentano un’infiammazione dei tendini, le strutture fibrose che collegano i muscoli alle ossa permettendo il movimento articolare. Si tratta di una condizione molto comune che può interessare diverse zone del corpo, manifestandosi con dolore, gonfiore e limitazione funzionale.

Comprendere i meccanismi che portano all’infiammazione tendinea e riconoscerne tempestivamente i segnali è fondamentale per intervenire in modo efficace. Questo articolo esplora le cause, i fattori di rischio, le zone anatomiche più vulnerabili e gli approcci diagnostici e terapeutici disponibili.

Cosa causa le tendiniti?

L’origine delle tendiniti è prevalentemente di natura meccanica. I tendini, pur essendo strutture resistenti, possono infiammarsi quando sottoposti a sollecitazioni eccessive o ripetitive che superano la loro capacità di adattamento.

Le cause principali includono:

  • Sovraccarico funzionale: movimenti ripetuti nel tempo, tipici di alcune professioni o attività sportive, generano microtraumi che si accumulano causando l’infiammazione
  • Traumi acuti: un evento traumatico diretto o uno sforzo improvviso possono danneggiare le fibre tendinee
  • Alterazioni degenerative: con l’avanzare dell’età, i tendini perdono progressivamente elasticità e resistenza, diventando più vulnerabili
  • Difetti posturali: posizioni scorrette mantenute a lungo, come il polso in estensione durante l’uso prolungato del computer, sollecitano in modo anomalo i tendini

Alcune patologie sistemiche possono favorire l’insorgenza di tendiniti. Tra queste, il diabete mellito altera il metabolismo dei tessuti connettivi rendendoli meno resistenti, mentre l’artrite reumatoide, la gotta e l’ipercolesterolemia creano un ambiente infiammatorio che predispone al danneggiamento tendineo. Anche l’assunzione di determinati farmaci, come alcuni antibioticiotici fluorochinolonici, può aumentare il rischio di tendinopatie.

Fattori di rischio: chi è più esposto

Alcuni fattori aumentano la probabilità di sviluppare tendiniti.

  • Età avanzata: dopo i 40 anni i tendini subiscono modificazioni strutturali che li rendono meno elastici
  • Sovrappeso e obesità: l’eccesso ponderale aumenta il carico sui tendini, soprattutto degli arti inferiori
  • Attività lavorative: mansioni che richiedono movimenti ripetitivi o posizioni fisse prolungate espongono a maggior rischio
  • Pratica sportiva intensa: atleti che si allenano senza adeguati tempi di recupero, con tecnica scorretta o carichi eccessivi
  • Alterazioni anatomiche congenite: piede piatto, ginocchio valgo o altre anomalie strutturali modificano la distribuzione del carico
  • Condizioni metaboliche: diabete, patologie tiroidee e dislipidemie compromettono i normali processi di riparazione tissutale.

Le aree più colpite dalle tendiniti

Le tendiniti possono manifestarsi in diverse sedi anatomiche, ma alcune articolazioni risultano particolarmente vulnerabili a causa della loro mobilità e del carico funzionale che sopportano.

Sede anatomicaTipo di tendinitePopolazione a rischio/caratteristiche
SpallaTendinite della cuffia dei rotatoriImbianchini, pallavolisti, nuotatori; movimenti ripetuti sopra la testa
GomitoEpicondilite laterale (gomito del tennista) / Epicondilite mediale (gomito del golfista)Movimenti rotatori ripetuti dell’avambraccio; lavoratori manuali, musicisti
Polso e manoTenosinovite di De Quervain / Dito a scattoTendini del pollice; limitazione estensione dita; uso ripetuto della presa manuale
AncaTrocanteriteDolore laterale all’anca; alterazioni della deambulazione
GinocchioTendinite rotulea (jumper’s knee)Sport con salti ripetuti (basket, pallavolo)
Caviglia e piedeTendinite d’Achille / Fascite plantareCorridori; dolore al tallone

Come si fa a capire se è tendinite?

Riconoscere una tendinite non è sempre immediato, ma alcuni segnali caratteristici possono orientare verso questa diagnosi.

Il dolore rappresenta il sintomo predominante. Nelle fasi iniziali si manifesta tipicamente “a freddo”, all’inizio del movimento, per poi attenuarsi con il riscaldamento. Con il progredire dell’infiammazione, il dolore diventa costante e peggiora durante l’attività. Il paziente riesce generalmente a indicare con precisione il punto dolente, lungo il decorso del tendine o nella sua inserzione ossea.

Altri segnali includono:

  • gonfiore localizzato nella zona del tendine infiammato
  • sensazione di calore al tatto
  • rigidità articolare, soprattutto al mattino
  • debolezza nell’esecuzione di determinati movimenti
  • occasionalmente, percezione di scricchiolii o crepitii durante il movimento

Il dolore ha caratteristiche specifiche: è di tipo urente, bruciante, e tende a intensificarsi con l’uso prolungato dell’articolazione coinvolta. Nei casi cronici può comparire anche a riposo o durante la notte.

Diagnosi delle tendiniti

La diagnosi di tendinite si basa principalmente sull’esame clinico. Il medico valuta la storia del paziente, identificando eventuali attività a rischio, e procede con l’esame obiettivo, palpando la zona dolente e testando la mobilità articolare attraverso manovre specifiche che riproducono il dolore.

Per confermare il sospetto clinico e valutare l’entità del danno, possono essere necessari esami strumentali:

Esame strumentaleCaratteristicheIndicazioni
EcografiaEconomico, non invasivo; visualizza stato tendine, ispessimenti, calcificazioni, piccole lesioniEsame di prima scelta
Risonanza magneticaImmagini dettagliate dei tessuti molli; identifica lesioni parziali o completeCasi dubbi o complessi
RadiografiaEvidenzia calcificazioni tendinee o alterazioni ossee associatePrincipalmente per calcificazioni e alterazioni ossee

Come togliere l’infiammazione ai tendini?

Il trattamento delle tendiniti segue un approccio progressivo che parte sempre dalle misure conservative.

La fase iniziale prevede:

  • Riposo funzionale: limitare le attività che scatenano il dolore, senza immobilizzazione completa
  • Crioterapia: applicazione di ghiaccio per 15-20 minuti più volte al giorno riduce l’infiammazione
  • Modifica delle attività: correggere gesti o posture scorrette che hanno causato il problema

Successivamente si può integrare la fisioterapia, che prevede esercizi di stretching, rinforzo muscolare progressivo e tecniche manuali. Nelle forme più resistenti, onde d’urto e laserterapia dimostrano efficacia nel favorire la guarigione.

L’immobilizzazione tramite tutori è indicata solo nelle fasi acute più severe e per periodi limitati, poiché l’immobilità prolungata indebolisce ulteriormente il tendine.

Qual è il miglior antinfiammatorio per le tendiniti?

Non esiste un antinfiammatorio universalmente migliore per tutte le tendiniti: la scelta dipende dalle caratteristiche del paziente e dalla gravità della condizione.

I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) rappresentano la prima linea farmacologica. Possono essere utilizzati per via orale (ibuprofene, ketoprofene, naprossene) o topica attraverso gel e creme, particolarmente indicati per tendiniti superficiali. La forma topica presenta meno effetti collaterali sistemici.

Il paracetamolo, pur non essendo un antinfiammatorio, può essere utile per il controllo del dolore nelle forme lievi.

Le infiltrazioni di corticosteroidi sono riservate a casi selezionati di tendiniti resistenti, ma vanno utilizzate con cautela perché un uso eccessivo può indebolire il tendine aumentando il rischio di rottura.

È fondamentale sottolineare che i farmaci rappresentano solo un supporto sintomatico: la vera guarigione richiede la rimozione della causa scatenante e un programma riabilitativo adeguato. L’automedicazione prolungata senza consulto medico va evitata, poiché potrebbe mascherare un peggioramento della condizione.

Per una valutazione completa e un trattamento personalizzato delle tendiniti, è consigliabile rivolgersi a specialisti in ortopedia e traumatologia o medicina dello sport.