I calcoli renali: sintomi della colica e come espellerli
I calcoli renali sono aggregati solidi che si formano nelle vie urinarie. Muovendosi danno la colica renale: un dolore a ondate che parte dal fianco, scende verso l’inguine e non si allevia cambiando posizione, a differenza del mal di schiena. I piccoli spesso si espellono da soli, ma chi ne ha avuto uno ha un’alta probabilità di riaverne.
Come riconoscere una colica renale
Il sintomo tipico dei calcoli è la colica renale. Compare all’improvviso e raggiunge in poco tempo un’intensità molto elevata. Non è un dolore costante: procede a ondate, con picchi violenti seguiti da momenti di relativa tregua.
Il punto di partenza è il fianco, dal lato del rene interessato. Da lì il dolore si irradia verso il fianco basso e l’inguine: nell’uomo può arrivare fino al testicolo, nella donna fino al grande labbro.
C’è poi un comportamento caratteristico: chi ha una colica non riesce a stare fermo. Cammina, si siede, si sdraia, cambia posizione di continuo senza trovarne una che dia sollievo. È l’opposto di quanto accade con un dolore peritoneale, per esempio quello di un’appendicite, in cui la persona tende a restare immobile perché ogni movimento peggiora il dolore.
Al dolore si associano spesso altri sintomi:
- nausea e vomito, a volte intensi;
- urgenza di urinare e bisogno di andare in bagno spesso;
- presenza di sangue nelle urine, visibile a occhio nudo oppure rilevabile solo con l’esame delle urine.
Non tutti i calcoli, però, fanno male. Quelli fermi nel rene, che non ostacolano il deflusso dell’urina, possono restare asintomatici anche a lungo e vengono spesso scoperti per caso, durante un’ecografia eseguita per altri motivi. Anche un calcolo silenzioso va comunque mostrato all’urologo, che valuta se e come seguirlo nel tempo.
Cosa può sembrare una colica renale e non lo è
Un dolore forte al fianco non è sempre un calcolo. Diverse condizioni gli somigliano, e una in particolare non va mai confusa.
- Lombalgia muscolare: il dolore cambia con la posizione, peggiora con movimenti precisi e migliora a riposo. Nella colica succede il contrario, nessuna posizione aiuta.
- Colica biliare: il dolore si localizza a destra, sotto le costole, e compare tipicamente dopo un pasto grasso. Riguarda la colecisti e non il rene: i calcoli biliari sono un’altra malattia, nonostante il nome simile.
- Appendicite: il dolore è addominale e chi ne soffre tende a immobilizzarsi, invece di agitarsi come nella colica.
- Cisti ovarica complicata o gravidanza extrauterina: nella donna possono dare un dolore acuto che rientra nel quadro del dolore pelvico e che richiede una valutazione rapida.
- Aneurisma dell’aorta addominale: nella persona anziana un dolore al fianco o alla schiena simile a una colica può nascondere questa condizione. È la diagnosi da non mancare.
Riconoscere la colica serve a orientarsi, non a fare diagnosi da soli.
Perché si formano i calcoli e di che tipo sono
Un calcolo si forma quando alcune sostanze sono presenti nell’urina in concentrazione troppo alta per restare disciolte: precipitano in cristalli che, col tempo, si aggregano. Esistono quattro tipi principali, e distinguerli non è un dettaglio da laboratorio, perché dal tipo dipende la prevenzione.
- Ossalato di calcio: sono i più frequenti, circa il 70-80% del totale. Li favoriscono la scarsa idratazione, una dieta ricca di sale e il consumo abbondante di alimenti ricchi di ossalati.
- Acido urico: si associano a livelli elevati di acido urico nel sangue (iperuricemia), alla gotta e a urine acide. Una dieta ricca di carne, frattaglie e alcol li rende più probabili.
- Struvite: si formano in presenza di un’infezione urinaria e crescono in fretta. Il loro fattore di rischio è l’infezione stessa.
- Cistina: sono rari e dipendono da una condizione genetica che porta a eliminare con le urine un eccesso di cistina.
A questi si sommano i fattori di rischio generali, validi per tutti i tipi:
- bere poco;
- una dieta ricca di sale e di proteine animali;
- la sedentarietà;
- la familiarità, cioè avere parenti stretti che hanno avuto calcoli;
- alcune condizioni metaboliche.
Il tipo di un calcolo non si deduce dal suo aspetto: lo stabilisce l’analisi di laboratorio del calcolo espulso, di cui si parla più avanti.
La dieta giusta dipende dal tipo di calcolo
Alcune regole valgono per chiunque abbia avuto un calcolo: bere 2-2,5 litri al giorno, ridurre il sale, moderare le proteine animali e non eliminare il calcio alimentare.
Su quest’ultimo punto l’errore è diffusissimo. Chi ha avuto un calcolo di calcio tende a togliere latte, yogurt e formaggi pensando di proteggersi, e ottiene l’effetto opposto: con meno calcio nell’intestino, l’ossalato introdotto con il cibo viene assorbito di più, arriva in quantità maggiore nelle urine e il rischio di nuovi calcoli aumenta.
Oltre le regole generali, le indicazioni cambiano con la composizione del calcolo:
| Tipo di calcolo | Quanto è frequente | Cosa lo favorisce | Cosa ridurre | Cosa non ridurre |
|---|---|---|---|---|
| Ossalato di calcio | il più frequente, circa 70-80% | poca acqua, sale, cibi ricchi di ossalati | spinaci, bietole, rabarbaro, frutta secca, cioccolato, tè | il calcio alimentare, da assumere ai pasti |
| Acido urico | meno frequente | iperuricemia, gotta, urine acide | carne rossa, frattaglie, crostacei, alcol, soprattutto birra | i liquidi, che aiutano ad alcalinizzare le urine |
| Struvite | meno frequente | infezioni urinarie | la dieta conta poco: si tratta l’infezione | la terapia dell’infezione, fino in fondo |
| Cistina | raro | condizione genetica | da definire con lo specialista | l’idratazione, che deve essere molto alta |
Con l’ossalato di calcio, quindi, il calcio si assume insieme ai pasti: nell’intestino si lega all’ossalato e ne limita l’assorbimento.
Le diete di eliminazione fai da te rischiano di togliere ciò che non serve e lasciare ciò che conta: personalizzare richiede di conoscere il tipo di calcolo, attraverso la sua analisi o gli esami metabolici.
Quale acqua bere davvero
Il primo criterio è semplice: conta più la quantità del tipo. L’obiettivo è bere 2-2,5 litri al giorno, distribuiti nell’arco della giornata, in modo da avere urine chiare. Il colore delle urine è il controllo più pratico che si ha a disposizione.
Poi c’è l’etichetta. Il valore da guardare è il residuo fisso, cioè la quantità di sali minerali disciolti nell’acqua: le acque oligominerali, a basso residuo fisso, sono in genere indicate per chi soffre di calcoli.
Due precisazioni correggono altrettanti fraintendimenti. Un’acqua ricca di calcio non è controindicata nei calcoli di ossalato di calcio, per la stessa ragione per cui il calcio non va tolto dalla dieta. Nei calcoli di acido urico, invece, le acque bicarbonate possono aiutare, perché contribuiscono ad alcalinizzare le urine.
La quantità va aumentata quando si perdono più liquidi: con il caldo, con lo sport, con una sudorazione abbondante. Non esiste una marca giusta per tutti: esiste un criterio per leggere l’etichetta, da applicare in base al tipo di calcolo.
Come si espelle un calcolo e quando serve intervenire
Conta soprattutto la dimensione: i calcoli sotto i 5 mm si espellono da soli nella grande maggioranza dei casi, quelli sopra i 10 mm quasi mai.
Per i calcoli piccoli si segue un’attesa vigile con idratazione e terapia del dolore, a cui il medico può associare una terapia medica espulsiva, con farmaci che facilitano il passaggio del calcolo.
Se il calcolo è grande, non scende o dà complicanze, si interviene:
- litotrissia extracorporea (ESWL), il cosiddetto bombardamento dei calcoli: onde d’urto generate dall’esterno frammentano il calcolo, che viene poi eliminato con le urine;
- ureteroscopia: uno strumento sottile risale le vie urinarie fino al calcolo per frantumarlo o rimuoverlo;
- nefrolitotrissia percutanea: si raggiunge il rene attraverso un piccolo accesso nel fianco.
E gli esercizi per far scendere un calcolo? Non esistono movimenti specifici che lo facciano espellere. Aiutano l’idratazione abbondante e la normale attività quotidiana, e nei calcoli grandi aspettare non è l’approccio giusto. Anche i rimedi erboristici, come la spaccapietra, non hanno prove di efficacia.
Quando la colica è un’urgenza
Alcune situazioni richiedono di andare subito in Pronto Soccorso:
- febbre durante una colica;
- vomito che impedisce di bere;
- impossibilità di urinare;
- dolore che non si controlla con i farmaci;
- colica in una persona con un solo rene.
La febbre cambia tutto. Indica che a monte dell’ostruzione, dove l’urina ristagna, può essersi sviluppata un’infezione, e un’ostruzione infetta può evolvere rapidamente fino alla sepsi. È la complicanza seria dei calcoli, ed è gestibile se si arriva in tempo: per questo non si aspetta.
Come si arriva alla diagnosi
- Esame delle urine: rileva spesso sangue non visibile a occhio nudo (ematuria microscopica).
- Ecografia dell’apparato urinario: è il primo esame di imaging, mostra il calcolo e l’eventuale dilatazione del rene (idronefrosi).
- TC senza mezzo di contrasto: è l’esame di riferimento nella fase acuta.
- Esami del sangue: creatinina, calcemia, uricemia.
- Analisi del calcolo espulso, quando si riesce a recuperarlo.
L’analisi del calcolo è l’esame più trascurato ed è quello che permette di personalizzare la prevenzione: stabilisce il tipo di calcolo e quindi quale dieta e quale acqua hanno senso. Per questo durante una colica vale la pena filtrare le urine. Nell’ambulatorio di urologia a Sesto lo specialista valuta gli esami e imposta il percorso. Per approfondire: ISSalute, il portale dell’Istituto Superiore di Sanità e i Manuali MSD.
Domande frequenti sui calcoli renali
Quali sono i sintomi dei calcoli renali?
Il sintomo tipico è la colica renale: un dolore improvviso e intenso, a ondate, che parte dal fianco e scende verso l’inguine, senza una posizione che dia sollievo. Spesso si associano nausea, vomito, urgenza di urinare e sangue nelle urine. I calcoli fermi nel rene possono non dare sintomi.
Come si espellono i calcoli renali?
I calcoli sotto i 5 mm si espellono da soli nella grande maggioranza dei casi, con idratazione, terapia del dolore e talvolta una terapia medica espulsiva. Sopra i 10 mm succede quasi mai: si ricorre alla litotrissia extracorporea, all’ureteroscopia o alla nefrolitotrissia percutanea, secondo il caso.
Cosa non mangiare con i calcoli renali?
Dipende dal tipo di calcolo, ma per tutti si riducono sale e proteine animali. Con l’ossalato di calcio si moderano spinaci, bietole, rabarbaro, frutta secca, cioccolato e tè; con l’acido urico carne rossa, frattaglie, crostacei e alcol. Il calcio alimentare non va eliminato: toglierlo aumenta il rischio.
Quando i calcoli renali sono pericolosi?
Quando all’ostruzione si aggiunge un’infezione: la febbre durante una colica è un’urgenza, perché può evolvere rapidamente in sepsi. Richiedono il Pronto Soccorso anche vomito che impedisce di bere, impossibilità di urinare, dolore non controllabile e colica con un solo rene.
Che acqua bisogna bere con i calcoli renali?
Conta soprattutto la quantità: 2-2,5 litri al giorno, fino ad avere urine chiare. Sull’etichetta si guarda il residuo fisso: le oligominerali sono in genere indicate. L’acqua ricca di calcio non è controindicata nei calcoli di ossalato; in quelli di acido urico le acque bicarbonate possono aiutare.
La colica renale si può confondere con altro?
Sì. Può somigliare a una lombalgia, che però cambia con la posizione, a una colica biliare, con dolore a destra sotto le costole, o a un’appendicite. Nella donna va distinta da cisti ovarica complicata e gravidanza extrauterina, nell’anziano dall’aneurisma dell’aorta addominale. Serve una valutazione medica.
Prenotare una visita urologica a Sesto San Giovanni
La visita si prenota al Centro Medico Santagostino di Via Gorizia 23, 20099 Sesto San Giovanni (MI), con accesso da via Oslavia e fermata Sesto Marelli della metro M1. Orari: lunedì-venerdì 07:30-20:30, sabato 07:30-13:00, domenica chiuso. Telefono: 02 89701701.