L’ovaio policistico: la sindrome PCOS
La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una condizione endocrino-metabolica frequente: riguarda circa una donna in età fertile su dieci. Coinvolge insieme il ciclo mestruale, gli ormoni androgeni e il metabolismo, e non si diagnostica con la sola ecografia. Si gestisce bene e, nella maggior parte dei casi, la fertilità si può preservare.
Ovaie policistiche e sindrome dell’ovaio policistico non sono la stessa cosa
È la confusione più diffusa, e conviene chiarirla subito. All’ecografia un ovaio viene definito “policistico” quando contiene molti follicoli antrali, piccole vescicole che normalmente accompagnano la maturazione degli ovociti. Questo aspetto si riscontra spesso anche in donne sane, soprattutto giovani, che non hanno alcuna sindrome.
La sindrome è un’altra cosa. Per diagnosticarla servono almeno due criteri su tre, secondo i cosiddetti criteri di Rotterdam:
- ovulazione irregolare o assente, che si traduce in cicli lunghi, rari o mancanti
- segni clinici o biochimici di iperandrogenismo, cioè di un eccesso di ormoni androgeni
- aspetto policistico delle ovaie all’ecografia
Ne derivano due conseguenze pratiche. Si può avere un’ecografia con ovaie policistiche e non avere la PCOS, se ciclo e ormoni sono nella norma. E vale anche il contrario: si può avere la sindrome con ovaie di aspetto normale, quando sono presenti gli altri due criteri.
Resta il termine “micropolicistico”, che compare in molti referti ecografici. Descrive l’aspetto dell’ovaio, non è una diagnosi. Molte donne arrivano a cercare informazioni proprio dopo averlo letto, convinte di avere una sindrome: il referto va interpretato dal ginecologo insieme alla storia mestruale e agli esami del sangue, e da solo non basta né per confermare né per escludere la PCOS.
I sintomi della PCOS
I sintomi variano molto da una donna all’altra, per tipo e per intensità. Conviene leggerli divisi per area, perché la sindrome tocca sistemi diversi.
Il ciclo. È il segnale più comune. I cicli possono essere rari (oligomenorrea), assenti per mesi (amenorrea) o anovulatori, cioè senza ovulazione anche quando il sanguinamento compare. Sono frequenti anche perdite irregolari e imprevedibili.
L’iperandrogenismo. L’eccesso di androgeni si vede sulla pelle e sui peli. L’irsutismo è la crescita di peli scuri e spessi in zone tipicamente maschili: viso, mento, addome, torace. L’acne tende a persistere oltre l’adolescenza. Può comparire anche un diradamento dei capelli di tipo androgenetico, che nella donna interessa soprattutto la riga centrale: è una delle possibili cause di caduta dei capelli nella donna.
Il metabolismo. Molte donne con PCOS riferiscono una difficoltà a perdere peso e un accumulo di grasso soprattutto sull’addome. Alla base c’è spesso l’insulino-resistenza, che a volte lascia un segno visibile sulla pelle: l’acanthosis nigricans, chiazze scure e vellutate su collo, ascelle o pieghe.
La fertilità. Se l’ovulazione è irregolare, il concepimento può richiedere più tempo.
La PCOS non riguarda solo le donne in sovrappeso: esistono donne con PCOS normopeso, nelle quali la sindrome viene spesso riconosciuta più tardi perché non corrisponde all’immagine comune.
| Area | Segni e sintomi | Come si verifica |
|---|---|---|
| Ciclo | cicli rari o assenti, cicli senza ovulazione, sanguinamenti irregolari | storia mestruale raccolta durante la visita ginecologica |
| Iperandrogenismo | irsutismo su viso, mento, addome e torace; acne persistente; diradamento della riga centrale | visita e dosaggio degli androgeni nel sangue |
| Metabolismo | difficoltà a perdere peso, accumulo addominale, acanthosis nigricans | glicemia, insulinemia, eventuale curva da carico, assetto lipidico |
| Fertilità | difficoltà a ottenere una gravidanza | valutazione dell’ovulazione e visita ginecologica |
| Ovaie | nessun sintomo diretto | ecografia pelvica o transvaginale |
Che cosa c’entra l’insulina
L’insulina è l’ormone che permette alle cellule di usare il glucosio. Nell’insulino-resistenza i tessuti rispondono meno al suo segnale, e il pancreas compensa producendone di più: il risultato è un livello di insulina costantemente alto nel sangue, l’iperinsulinemia.
Questo eccesso di insulina ha due effetti che nella PCOS pesano molto. Il primo: stimola l’ovaio a produrre più androgeni. Il secondo: riduce la SHBG, la proteina che nel sangue lega il testosterone e lo tiene inattivo. Con meno SHBG aumenta la quota di testosterone libero, quello che agisce davvero su pelle, peli e ovulazione. Si crea così un circolo in cui metabolismo e ormoni si alimentano a vicenda.
È questo meccanismo a spiegare perché con la PCOS è difficile dimagrire. Non si tratta di impegno insufficiente: l’insulina alta favorisce l’accumulo di grasso, soprattutto addominale, e rende più lento il calo di peso anche a parità di dieta e movimento.
Lo stesso meccanismo, però, lavora anche nella direzione opposta. Un calo di peso anche modesto, nell’ordine del 5-10% del peso corporeo, riduce l’insulina, abbassa gli androgeni e può bastare a far ripartire l’ovulazione.
Va precisato che l’insulino-resistenza non riguarda tutte le donne con PCOS, ma una quota importante, comprese alcune normopeso. Non si deduce dall’aspetto fisico: si verifica con esami specifici, come glicemia e insulinemia, eventualmente con la curva da carico.
Come si arriva alla diagnosi
Il punto di partenza è la visita ginecologica: la storia mestruale, da quando i cicli sono irregolari e quanto durano, e la valutazione di irsutismo, acne o diradamento dei capelli.
L’ecografia pelvica, per via addominale o transvaginale, non cerca “cisti” in senso stretto: conta i follicoli antrali presenti in ciascun ovaio e ne misura il volume. È uno dei tre criteri, non la diagnosi.
Gli esami del sangue più richiesti sono:
- androgeni: testosterone totale e libero, androstenedione, DHEAS
- SHBG
- LH e FSH, ed eventualmente l’AMH
- prolattina e TSH
- glicemia e insulinemia, con eventuale curva da carico
- assetto lipidico
Un’indicazione pratica che spesso manca: i dosaggi ormonali si eseguono in fase follicolare precoce, nei primi giorni del ciclo, altrimenti i valori diventano difficili da interpretare. Con cicli molto irregolari o assenti, il momento del prelievo lo indica il ginecologo.
Prolattina e TSH servono a escludere condizioni che danno irregolarità simili, come un eccesso di prolattina o un disturbo della tiroide: la PCOS si diagnostica solo dopo averle escluse.
PCOS e fertilità: si possono avere figli?
Sì, nella maggior parte dei casi. Il percorso può richiedere più tempo, ma la PCOS non è una condanna all’infertilità, e molte donne con la sindrome concepiscono spontaneamente.
Per capire perché, bisogna guardare da dove nasce la difficoltà. Nella PCOS l’utero, le tube e le ovaie non sono danneggiati: il problema è l’anovulazione. Se l’ovulazione avviene di rado, le occasioni di concepimento nell’arco dell’anno sono meno numerose. Non è quindi un problema degli organi, ma del ritmo con cui l’ovaio rilascia l’ovocita: per questo gli interventi mirano a far ovulare con regolarità.
Il percorso segue in genere una progressione:
- stile di vita come primo intervento: nelle donne in sovrappeso, un calo di peso anche del 5-10% ha un effetto documentato sulla ripresa dell’ovulazione, e a volte basta da solo
- induzione dell’ovulazione con farmaci, sotto controllo medico, quando l’ovulazione non riparte da sola
- procreazione medicalmente assistita nei casi che non rispondono ai trattamenti precedenti
Il momento in cui rivolgersi a uno specialista dipende dall’età: dopo 12 mesi di rapporti non protetti senza gravidanza, oppure dopo 6 mesi se si hanno più di 35 anni. Chi sa già di avere cicli molto irregolari può parlarne con il ginecologo anche prima di iniziare a cercare una gravidanza.
C’è poi un aspetto che riguarda chi, al contrario, non cerca una gravidanza. Un ciclo irregolare non significa assenza di ovulazione in ogni mese: l’ovulazione può avvenire in modo imprevedibile. Avere la PCOS non protegge dal concepimento, e l’irregolarità non va considerata un metodo contraccettivo.
Come si gestisce la PCOS
Non esiste una cura unica, perché la terapia dipende dall’obiettivo: regolarizzare il ciclo, ridurre l’iperandrogenismo, migliorare il metabolismo o cercare una gravidanza sono percorsi diversi. Un trattamento adatto a chi non desidera figli può non esserlo per chi cerca di concepire.
Lo stile di vita è la base di tutti i percorsi: alimentazione a basso impatto glicemico, pasti regolari, attività fisica costante. L’obiettivo non è estetico ma metabolico, cioè ridurre l’insulino-resistenza. Non esiste una dieta per la PCOS valida per tutte.
Sul piano farmacologico, le opzioni principali sono:
- contraccettivi orali, per regolarizzare il ciclo e ridurre gli androgeni, quando non si cerca una gravidanza
- farmaci sensibilizzanti all’insulina, come la metformina, quando è presente insulino-resistenza
- antiandrogeni, per irsutismo e acne
- induzione dell’ovulazione, quando l’obiettivo è la gravidanza
Molto cercato è l’inositolo: se ne parla soprattutto per l’insulino-resistenza, ma le prove disponibili non lo rendono un sostituto delle terapie indicate sopra. L’eventuale impiego va valutato con il medico, non deciso da sole.
Trattamento, durata e controlli li stabilisce lo specialista. La PCOS non si “guarisce”: si gestisce, adattando la terapia alle fasi della vita.
La PCOS a lungo termine: perché conta seguirla
Chi ha la PCOS ha un rischio più alto di sviluppare nel tempo alcune condizioni, ed è per questo che si controlla. Sono rischi aumentati, non esiti certi:
- diabete di tipo 2
- sindrome metabolica
- alterazioni di colesterolo e trigliceridi
- ipertensione
- iperplasia endometriale, nelle donne con lunghi periodi senza mestruazioni
- diabete gestazionale, in caso di gravidanza
La sindrome, inoltre, non finisce con la menopausa: cambia. Le irregolarità del ciclo perdono importanza, mentre gli aspetti metabolici restano. Un monitoraggio periodico di glicemia, lipidi e pressione permette di intercettare per tempo questi cambiamenti.
Quando rivolgersi al ginecologo
Conviene prenotare una visita in queste situazioni:
- cicli assenti da più di 3 mesi, o costantemente più lunghi di 35 giorni
- irsutismo o acne che peggiorano
- nessuna gravidanza dopo 12 mesi di tentativi, o dopo 6 mesi oltre i 35 anni
- un aumento di peso rapido e senza spiegazione
- un referto ecografico con “ovaie micropolicistiche” da interpretare
Nell’ambulatorio di ginecologia a Sesto la visita permette di distinguere la PCOS da altre condizioni ginecologiche che possono confondersi con essa o coesistere, come i fibromi uterini o l’endometriosi.
Per approfondire: le pagine divulgative del Ministero della Salute e la scheda sulla sindrome dell’ovaio policistico dei Manuali MSD.
Domande frequenti sull’ovaio policistico
Quali sono i sintomi dell’ovaio policistico?
I sintomi più comuni riguardano il ciclo, che diventa raro, irregolare o assente. Spesso si aggiungono segni di eccesso di androgeni, come peli in zone maschili, acne persistente e diradamento dei capelli, e la difficoltà a perdere peso. Il quadro varia molto e compare anche in donne normopeso.
Avere le ovaie policistiche significa avere la PCOS?
No. L’aspetto policistico delle ovaie all’ecografia si riscontra spesso anche in donne sane, soprattutto giovani. Per parlare di sindrome serve almeno un altro criterio, cioè ovulazione irregolare o eccesso di androgeni. Il termine “micropolicistico” presente in molti referti descrive l’aspetto dell’ovaio e non è una diagnosi.
Chi ha l’ovaio policistico può avere figli?
Sì, nella maggior parte dei casi, anche se può servire più tempo. La difficoltà nasce dall’ovulazione irregolare, non da un danno agli organi riproduttivi. Stile di vita, induzione dell’ovulazione e, nei casi resistenti, procreazione assistita sono le tappe possibili. Molte donne con PCOS concepiscono spontaneamente.
Come si cura l’ovaio policistico?
Non esiste una cura unica: il trattamento dipende dall’obiettivo, che può essere regolarizzare il ciclo, ridurre l’eccesso di androgeni, migliorare il metabolismo o ottenere una gravidanza. La base è sempre lo stile di vita. Contraccettivi orali, sensibilizzanti all’insulina, antiandrogeni o induzione dell’ovulazione si scelgono con lo specialista.
Perché con la PCOS è difficile dimagrire?
Molte donne con PCOS hanno un’insulino-resistenza: l’insulina resta alta nel sangue, favorisce l’accumulo di grasso addominale e stimola la produzione di androgeni. Per questo il calo di peso è più lento anche a parità di impegno. Un dimagrimento modesto, del 5-10%, può però migliorare ormoni e ovulazione.
Con il ciclo irregolare si può rimanere incinta senza volerlo?
Sì. Nella PCOS l’ovulazione è irregolare, non assente in modo costante, e può avvenire in un momento imprevedibile. Per questo avere la sindrome o cicli molto lunghi non protegge da una gravidanza. Chi non desidera figli deve usare un metodo contraccettivo, scelto insieme al ginecologo.
Prenotare una visita ginecologica a Sesto San Giovanni
Il Centro Medico Santagostino di Sesto San Giovanni è in Via Gorizia 23, con ingresso da via Oslavia, 20099 Sesto San Giovanni (MI), raggiungibile con la metropolitana M1, fermata Sesto Marelli. Orari: dal lunedì al venerdì 07:30-20:30, sabato 07:30-13:00, domenica chiuso. Informazioni e prenotazioni allo 02 89701701.